• Effetto CoVid sull’agroalimentare, nel 2020 consumi in calo. Suinicoltura in difficoltà

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    Suini pixabay

    Con il passare delle settimane il quadro delle ripercussioni subite dal settore agroalimentare per l’emergenza CoVid-19 si fa sempre più chiaro. La produzione agricola e alimentare del 2020 va verso un calo, seppur non particolarmente significativo, mentre i consumi fuori casa fanno segnare un vero e proprio tracollo. L’effetto finale sulla spesa alimentare generale sarà comunque del 10%. Ismea ha pubblicato il terzo Rapporto sulla domanda e l’offerta dei prodotti alimentari nell’emergenza CoVid-19: particolarmente penalizzato sarà il settore della pesca e dell’acquacoltura mentre fra le singole filiere continua il periodo negativo della suinicoltura.

    Ancora da definire il calo dell’export

    Sul fronte della domanda è necessario scindere i consumi domestici da quelli extra-domestici. Il lockdown e le nuove abitudini dei consumatori porteranno a una riduzione della spesa domestica di circa il 40% (-34 miliardi). Forte sarà l’impatto del ridimensionamento del turismo. Il calo sarà compensato solo in minima parte dalla spesa domestica, prevista per l’anno in corso in aumento del 6%. In definitiva ci sarà quindi un calo generale della spesa alimentare di circa 24 miliardi ovvero del 10%.

    La riduzione della domanda si scaricherà anche sull’import e quindi l’impatto sulla produzione agroalimentare nazionale sarà attenuato. In ogni caso - indica Ismea - la produzione agricola, esclusa la pesca, perderà lo 0,9% del proprio valore aggiunto, mentre la produzione alimentare, delle bevande e del tabacco dell’1,4%. Drastico sarà il calo della produzione del settore ittico (-7,1%), dove non ci sarà il recupero dei consumi (per i freschi e decongelati, si considera un calo della spesa domestica del 4%)

    Il calo della domanda interna si accompagnerà anche a quello dell’export, un dato ancora incerto, inferiore al calo del Pil nazionale ma comunque differenziato tra i diversi settori merceologici. Basti pensare che la propensione all’export supera la media del settore (18%) ad esempio per riso, pasta, caffè e cioccolato, vino e trasformazione ortofrutticola. 

    Sempre sul fronte dei consumi, nella settimana 11-17 maggio, si è registrato un aumento dell’11% della spesa; è diminuito l’effetto-scorta ritornando a un effetto organico di crescita. Si sono consolidate poi alcune tendenze, come gli acquisti nei negozi di comunità e sull’e-commerce. 

    Ecco il quadro delle principali filiere.

    Cereali

    Si sono risolte le difficoltà nell’approvvigionamento di mais e grano segnalate dall’industria mangimistica nella prima fase di emergenza. A maggio si sono registrati dei cedimenti di prezzo sia per il prodotto interno che importato per via dell’abbondante offerta del 2019. Il grano duro ha perso in media 4,88 euro a tonnellata; quello tenero 6,36 €/t. In entrambi i casi la domanda è rimasta su bassi livelli perché si è ormai in attesa del nuovo raccolto. Anche il mais ha fatto registrare un calo a maggio (-3,85 €/t) sia per il surplus di prodotto che per il crollo del prezzo del petrolio. La Commissione Ue ha fissato dei dazi all’import proprio per contrastare il calo dei prezzi. Il Crea, inoltre, sembra confermare la riduzione del 3% delle superfici coltivate rispetto al 2019. Proprio nei mesi di emergenza sanitaria ci sono state le semine. La siccità e la presenza di infestanti potrebbero portare a un aumento dei costi, una fonte di preoccupazione per i produttori in quanto associati a bassi prezzi all’origine.

    Latte e derivati

    Per il settore la situazione è critica: la produzione in crescita e le scorte dovute alla chiusura dell’Horeca, oltre alle incertezze sull’export, hanno spinto in basso i prezzi del grana. Dinamica simile anche per il Pecorino romano, con aumento della produzione e il freno all’export. Anche il prezzo del latte è in erosione, ma sembra si stia stabilizzando. Per questo il recente aumento del prezzo dello spot deve essere accolto positivamente, sottolinea Ismea. Il calo del prezzo del grana si è poi ripercosso sui prezzi del latte alla stalla (a maggio -35 €/100 litri per gli allevatori in Lombardia). 

    Qualche segnale potrebbe arrivare sul fronte dell’export e poi con la ripartenza della ristorazione. C’è stato infatti un leggero aumento della domanda di freschi e materie grasse, correlato a una variazione positiva del prezzo del latte spot. Sui mercati internazionali, nonostante il lockdown, la Cina ha continuato nel primo trimestre ad aumentare l’import (burro, formaggi e siero in polvere) mentre sono in frenata quelle di latte scremato, un dato che ha fatto abbassare i prezzi sui mercati europei. Qui, però, le misure per l’ammasso privato (per formaggi, burro e latte scremato in polvere) sembrano aver arginato la flessione dei prezzi. 

    Sul fronte dei consumi interni ancora in negativo il latte fresco, che continua a perdere posizioni rispetto al latte a lunga conservazione (-10% su base annua). Buone performance per mozzarella vaccina (+36% nelle ultime settimane). 

    Carne avicola

    La volatilità ha caratterizzato l’andamento del mercato. C’è stato un indebolimento della domanda di polli nelle ultime settimane rispetto alla prima fase. Allora l’offerta era insufficiente rispetto alla maggiore richiesta di mercato ed era forte la domanda di busti leggeri mentre i produttori erano concentrati nella produzione di polli pesanti per il petto. Dalla seconda metà di aprile c’è stata così un’inversione di tendenza, con una ripresa a fine maggio ma i produttori ritengono che presto si tornerà all’equilibrio con i prezzi a livelli più alti. Sul fronte del macellato i valori del petto hanno però perso il 18% anno su anno. Per i consumi, dopo il boom iniziale, quelli di uova si stanno normalizzando verso un trend più normale. 

    Carne ovina

    Reduce dagli scarsi consumi del periodo pasquale, che comprometteranno l’intera annata, ora il comparto è in stagnazione. Oltre alle risorse Pac e ai pagamenti aggiuntivi del Decreto competitività gli operatori potranno beneficiare anche del regime eccezionale e temporaneo di ammasso privato per la carne definito dalla Commissione europea.

    Carne bovina

    La domanda sta favorendo i vitelloni e penalizzando i vitelli con la riapertura delle hamburgerie. Tuttavia, con l’offerta sempre superiore alla domanda, c’è stato un ridimensionamento dei corsi di tutte le categorie. Con le richieste ancora contenute da diverse settimane, prosegue il rallentamento delle attività dei macelli. In flessione anche i ristalli per via della scarsa offerta di qualità e della poca disponibilità degli ingrassatori a investire in questa fase incerta. Ad aggravare la situazione la concorrenza del prodotto estero, eccedente quasi ovunque e con prezzi in calo. Anche in questo segmento si sta agevolando l’ammasso privato ma solo per le carni di animali con almeno otto mesi (esclusi quindi i vitelli, la categoria più in sofferenza).

    Suinicoltura

    Tra i più penalizzati, nel settore si sono manifestate tutte le fragilità. Già a inizio anno era emerso l’indebolimento dei prezzi all’origine dei suini pesanti per i prodotti tipici seguito da marzo dal ribasso di tutti i prezzi dei capi vivi, sia da allevamento che da macello, per la chiusura dell’Horeca e la riduzione delle attività di macelli e unità produttive. Il crudo stagionato è stato tra i prodotti che hanno subito il contraccolpo maggiore per la riduzione della domanda. 

    Sul fronte export ci si aspetta una riduzione degli scambi tra i Paesi Ue, con implicazioni negative per le spedizioni di prodotti trasformati italiani soprattutto verso Francia e Germania. Ad aprile, per cercare di sostenere il settore, il ministero delle Politiche agricole ha deciso di stanziare 9 milioni di euro per l’acquisto di prosciutti Dop e di 4 mil per salumi certificati da destinare al Fondo indigenti. In secondo luogo sono state avviate le misure decise per il Fondo suinicolo nazionale.

    Per i consumi continuano a segnare un andamento positivo i pre-affettati in vaschetta (+19% nella prima settimana di maggio con le riaperture, dopo il 25% di marzo e aprile), soprattutto pancetta, cotto e speck. Per questi prodotti si sono registrati anche aumenti di prezzo per le tensioni sui mercati delle materie prime (negli scorsi mesi la forte richiesta di suini della Cina aveva fatto salire i prezzi europei dei suini e della carne).

     

    Foto: Pixabay

    red. 22-07-2020 Tag: IsmeaCovid 19suinicolturaagroalimentareproduzione agricolamaislattiero-casearioavicoltura
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