• Rete Qualità Mais: monitoraggio micotossine, campagna 2019

    Print
    Agricoltura mais pixabay

    La granella di mais è soggetta ad infezione da parte di diverse specie fungine in grado di accumulare micotossine, prodotti del loro metabolismo secondario. Le micotossine che si riscontrano con maggiore frequenza nella granella di mais sono: aflatossine, prodotte da Aspergillus flavus, e fumonisine, prodotte da Fusarium verticillioides. Le micotossine sono tossiche per gli animali e per l’uomo; in particolare le aflatossine, la cui assunzione può avvenire tramite vegetali contaminati e alimenti di origine zootecnica, sono cancerogene, con effetti soprattutto a livello del fegato.

    La campagna 2019 per il mais è stata decisamente la campagna delle fumonisine. Questo è quanto emerso dai risultati dellaRete Qualità Mais, coordinata dal Centro di ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali di Bergamo che, ogni anno, effettua il monitoraggio delle caratteristiche igienico-sanitarie nelle fasi di stoccaggio e conservazione, valutando l’eventuale contenuto delle principali micotossine nella granella di mais. L’81% dei campioni analizzati, infatti, ha mostrato un contenuto in fumonisine superiore ai 4.000 μg/kg, valore limite nel mais alimentare secondo la normativa UE (Tabella 1).

    Micotossine

    Alimenti

    Materie prime per

    mangimi U12%

    Mangimi complementari e completi

    Generico

    Bovini da latte

    suini

    Aflatossina B1

    2

    20

    10

    5

    20

    Fumonisine

    4000

    60000*

    -

    50000*

    5000*

    DON

    1750

    8000*

    5000*

    -

    900*

    ZEA

    350

    2000*

    -

    500*

    250*

    Tabella 1: Limiti massimi delle principali micotossine in mais (µg/kg) come da Regolamenti e Raccomandazioni (*) UE 2006, 2007, 2011.

    Come di consueto, sono stati analizzati campioni provenienti da cinque macro-aree: Ovest, Centro, Est, Adriatica, Sud Po 

    Per il 2019, la Rete Qualità Mais ha raccolto 307 campioni di granella di mais provenienti da 43 centri di stoccaggio dislocati in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. I campioni sono stati sottoposti a test Elisa immunoenzimatici specifici per aflatossina B1, fumonisine, deossinivalenolo e zearalenone.

    La campagna maidicola ha avuto un buon inizio: il mese di marzo caldo e asciutto ha permesso semine anticipate già nella prima decade. Le semine sono state bruscamente interrotte all’inizio di aprile per le piogge e un importante calo termico. Il mese di maggio, tra i più freddi e piovosi degli ultimi 15 anni, ha causato rallentamenti di sviluppo, asfissia e marciumi radicali che sono state tra le cause principali del calo di resa osservato nel 2019. Da fine maggio a giugno si è verificata un’impennata termica, mentre luglio e agosto nel complesso sono stati meno caldi del 2018, ma anche più asciutti (Mazzinelli et al, 2020). Il fatto che ci si sia stato un periodo così piovoso subito dopo la semina sicuramente può avere inciso nel favorire lo sviluppo di Fusarium verticillioides che, appena trovate le condizioni favorevoli, ha attaccato la pianta provocando l’accumulo di fumonisine. Altro elemento determinante è stata la presenza importante della piralide, che ha inciso non solo sull’aspetto quali-quantitativo della produzione, ma ha permesso al fungo di trovare un nuovo canale di ingresso sulla spiga, determinando quindi un ulteriore accumulo di queste tossine.

    A fronte quindi di queste considerazioni, ci si aspettava un’elevata percentuale di campioni contaminati da fumonisine, anche se non così alta: se confrontata con i dati raccolti dal 2012 al 2019, infatti, è la percentuale più alta mai riscontrata nei monitoraggi del Crea di Bergamo. Il confronto tra zone geografiche ha messo in evidenza una maggior presenza di fumonisine nell’area Ovest, anche se l’impatto è stato significativo un po’ in tutte le aree.

    Per le altre micotossine i risultati sono stati migliori. Visto l’andamento climatico di luglio e agosto, per aflatossina B1 (AFB1) ci si aspettava valori elevati, ma dalle analisi risulta che solo il 9% dei campioni ha mostrato un contenuto superiore ai 20 μg/ kg, valore superiore a quello della campagna 2018 (quando fu il 3%), ma in linea, purtroppo, con l’andamento degli anni dal 2015 al 2017. Anche nel caso di AFB1, il confronto tra zone geografiche ha confermato la diffusione ormai generalizzata di questa micotossina.

    Concentrazioni simili agli scorsi anni sono state riscontrate per deossinivalenolo (DON) e zearalenone (ZEA): nel primo caso solo il 4% di campioni ha presentato un contenuto di DON tra 1.750 e 8.000 μg/kg (valore prossimo a quello registrato negli ultimi anni escludendo il 2014 dove si ebbe un picco del 21%), mentre tutti i campioni hanno mostrato un tenore in ZEA inferiore ai 350 μg/kg.

     

     

    Ringraziamenti

    Questo lavoro è realizzato in collaborazione con ISMEA nell’ambito del progetto “Osservatorio territoriale qualità cereali” del Piano Cerealicolo Nazionale finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

    Un ringraziamento particolare ai centri di essiccazione – stoccaggio aderenti alla Rete qualità mais.

    Bibliografia:

    Mazzinelli et al. 2020. Prove agronomiche di ibridi di mais Fao 500, 600 e 700. L’Informatore Agrario, n. 3/2020, pag. 29-50.

    Regolamento (CE) N. 574/2011 della Commissione del 16 giugno 2011.

    Regolamento (CE) N. 1126/2007 della Commissione del 28 settembre 2007.

    Raccomandazione (CE) N. 576/2006 della Commissione del 17 agosto 2006.

     

    Gli autori sono ricecatori del CREA Centro di ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali, Bergamo

     

    Foto: Pixabay

    Sabrina Locatelli - Stefania Mascheroni - Chiara Lanzanova - Gianfranco Mazzinelli - Nicola Pecchioni 14-07-2020 Tag: maisCreamicotossinecampagna maidicola 2019
Articoli correlati