• CoVid-19, nel 2020 stabile la produzione europea di latte e derivati

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    Latte %c2%a9 art allianz   fotolia.com

    Per il settore lattiero caseario europeo il 2020 sarà un anno segnato dall’inerzia. La produzione sarà infatti stagnante, sia per l’impatto economico della pandemia di CoVid-19 che per la volatilità del mercato stesso. Dopo un avvio incoraggiante, con una maggiore produzione di latte del 3,3% rispetto al 2019 nei primi due mesi del 2020, la fase più critica interesserà la primavera e l’estate. Se la situazione generale dovesse migliorare ci sarà un rimbalzo in autunno e poi in primavera 2021. È quanto stima il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti in un report dedicato ai 27 Paesi Ue più il Regno Unito. 

    Saranno penalizzati in particolare i formaggi, mentre sarà stabile la produzione di latte intero in polvere. Meglio per il burro e il latte scremato in polvere, anche grazie all’intervento della Commissione europea a favore dell’ammasso privato

    Latte

    Secondo gli esperti, a incidere sulla modesta crescita produttiva del settore sarà anche il minor numero di bovini da latte e la carenza, ancora in corso, dei foraggi dopo le siccità delle estati 2018 e 2019. Proprio i maggiori raccolti estivi e invernali potrebbero favorire la ripresa in autunno e nel 2021. A gennaio il numero dei capi allevati è diminuito dell’1,2% su base tendenziale tuttavia, in generale, la produzione di latte non ne risentirà eccessivamente. A fronte di meno capi e di capi dalla minore stazza, ci sarà una compensazione grazie a una migliore gestione degli allevamenti, compreso l’impiego di genetica di alta qualità.

    Le consegne di latte rimarranno stabili per tutto il 2020 dopo il lieve incremento produttivo dello 0,4% del 2019. Pesano sia la minore domanda, interna ed estera, sia le difficoltà correlate alla gestione della pandemia. Anche il consumo di latte diminuirà, con gli acquirenti che stanno riorientando i loro acquisti verso formaggi e altri derivati del latte. Anche l’export ne risentirà, dopo un 2019 davvero incoraggiante (+56% rispetto al 2018 verso la Cina), sia per la minore domanda in particolare dal Medio Oriente che per le conseguenze della crisi sanitaria.

    Formaggio

    Anche per i formaggi la produzione diminuirà tra 2019 e 2020. Il calo sarà dello 0,2% per la minore domanda estera e le maggiori richieste di materia prima da parte dei produttori di latte in polvere e burro. Sul fronte delle esportazioni ci sarà una marcata contrazione rispetto al 2019 per le difficoltà logistiche post-CoVid-19 e la minore produzione. Ma proprio l’impoverimento dell’export farà salire i consumi domestici, probabilmente però orientati verso i formaggi di fascia inferiore. Per le limitazioni alla ristorazione ci sarà un calo del consumo di mozzarella. Anche le vendite dei formaggi a indicazione geografica saranno penalizzate.

    Burro

    Per questo prodotto le previsioni sono più rosee. La spinta della maggiore domanda interna sosterrà un aumento della produzione dell’1%. L’incremento dei consumi sarà invece del 3% proprio per la maggiore produzione e le minori esportazioni. Il burro, inoltre, è uno dei prodotti per i quali la Commissione europea ha previsto agevolazioni all’ammasso privato. 

    Latte in polvere

    Il programma di sostegno della Commissione europea favorirà anche la produzione di latte scremato, secondo le previsioni del Dipartimento. L’incremento per il 2020 sarà del 2,3% anche grazie alla maggiore domanda interna. Il consumo sarà leggermente maggiore dell’anno scorso mentre l’export in netto calo per l’erosione delle scorte dei Paesi europei e la minore domanda da Cina e Sud est asiatico. Stabile invece la produzione di latte intero in polvere. Le minori esportazioni permetteranno un maggiore consumo interno, con una domanda sostenuta dei trasformatori.

    Maggiori produttori in difficoltà

    Germania, Francia, Italia, Regno Unito e Irlanda sono i maggiori produttori e trasformatori nel settore lattiero caseario e sono anche tra i Paesi più colpiti da CoVid-19. Il principale produttore è la Germania, il cui mercato di latte e derivati dipende fortemente dall’export. Pertanto l’impatto economico di CoVid-19 sarà particolarmente forte per le aziende più presenti sui mercati esteri ma anche per quelle molto legate al settore Horeca. Da questa situazione potrebbero beneficiare le aziende più votate al consumo domestico. Le minori esportazioni avranno effetto anche sul settore francese. Qui la minore domanda interna da parte dell’industria di trasformazione e dell’Horeca sarà in parte compensata da maggiori acquisti nella Gdo. 

    Nel Regno Unito il settore ha reagito rapidamente alla crisi dopo che, inizialmente, in diverse aziende agricole il latte era rimasto invenduto. La produzione è stata in parte dirottata ai prodotti per la Gdo, vista la maggiore domanda. Secondo il report la produzione lattiero casearia aumenterà per le scorte commerciali. In Irlanda, invece, non ci sono state eccessive interruzioni nelle consegne di latte ai caseifici. Comunque il settore subirà le conseguenze della chiusura del canale Horeca nel Regno Unito che porterà a una pressione negativa sui prezzi.

    In Olanda la minore domanda dovrebbe avere un effetto limitato sulla produzione, con gli allevatori che continueranno a produrre per coprire i costi, più sbilanciata verso beni a maggiore durabilità. Anche in Polonia il settore continuerà a operare normalmente. Forse ci sarà una pressione al ribasso sui prezzi del latte alla stalla per il picco stagionale e la minore domanda dai mercati Ue a fronte di una maggiore produzione.



    Foto: © Art Allianz_Fotolia

     

    redazione 24-06-2020 Tag:
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